Come ho superato la paura di volare grazie a Rick Astley

L’aereo è in partenza e il mio bagaglio è già sistemato. Voleremo in alto oltre le nuvole, come già è successo tante volte, ma ultimamente non è più lo stesso.
Sono ancora integro ma sento il peso delle vertigini e l’ansia attanagliarmi, la cintura di sicurezza tapparmi la bocca, il carrello delle bevande che mi investe. Cerco di pensare alla statistica, ai viaggi che ho fatto, quelli a cui dovrei rinunciare per una vita intera, e non è abbastanza. Tante volte ho pensato alla nave per New York, alla Transiberiana, all’autostop fino a Berlino, e tante volte ho pensato al tempo che non avrei mai avuto.
Rick Astley ondeggia come uno scolaretto felice che ha appena scoperto la fica e decolliamo insieme. I sedili sono stretti tra di loro e sento le ginocchia di quello di dietro premermi nella schiena, penso alla mia adolescenza e alla rassegnazione di un corpo ingoiato in un uccello di ferro: io sono il suo cibo.
Penzolo tra le nuvole-che voce simpatica che ha Rick-chissà adesso quanti anni ha e se gli mancano quegli anni, e chissà se ha mai scopato grazie a questa canzone.
Il personale di bordo è tranquillo, assonnato, questa è la loro routine, perché io dovrei essere agitato?
Never gonna give…
Never gonna give…

Porto il tempo coi piedi, non sento più le turbolenze, anzi accompagnano il mio tempo. Budapest, arrivederci alla prossima, forse mi troverai cambiato come io ho trovato cambiata te, come lo è Rick adesso e non come negli anni ’80.
Never gonna say goodbye…
E c’hai proprio ragione-quasi quasi guardo pure fuori-porco zio quanto siamo alti. Tra poco sarà tutto finito e già lo so che ripenserò a quanto sono stato imbecille lassù, però col cazzo è meglio stare coi piedi per terra. Le tastiere accompagnano la mia discesa.
Never gonna make you cry…
Never gonna say goodbye…

Atterraggio morbido tutto sommato. Have a nice day ci dicono a uno a uno, noi scendiamo e loro ripartono.
Scendo le scalette, sono salvo anche questa volta, posso togliere questa canzone in loop, bere il primo caffè decente che mi capita a tiro e tornare a casa a guardare i video dei decolli e degli atterraggi ripresi dal cockpit, sentendomi fiero di me stesso. E qualche volta pure dei disastri aerei perché sti cazzi la statistica parla chiaro e io ho troppa voglia di guardare il mondo con le cuffie alle orecchie, ascoltando “Never gonna give you up” anche per dieci ore di seguito, perché finché ci sarà Ricky tutto sarà più semplice e spensierato, e io sarò per sempre quel tipo brufoloso il cui mondo è sempre risultato un posto troppo stretto.

Paolo Carol Cristi
Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volte cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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